Roma “è ‘na carta sporca…”

“e nisciuno se ne importa…”

Le amministrative a Roma si avvicinano e forse un pensiero, in segreto, si affaccia nella mente dei cittadininon era male lasciare ancora per un po’ il commissario Tronca, dando così più tempo alla magistratura di lavorare per insinuarsi fino in fondo nei gangli e negli interessi di Mafia Capitale, tra i sistemi della malavita connessa alla politica al fine di scardinare almeno in parte quelle forze che premono sul potere e si oppongono al buon governo.

L’impressione è che ancora non era il tempo della politica.

E’ orribile dire questo ma non è stata fatta abbastanza pulizia tra i circoli, tra le sedi provinciali e cittadine e la Capitale è un centro dove vige lassismo, clientelismo, municipalizzate che sono corporazioni, fortini inattaccabili dove tutto sembra essere permesso (gentil servizio dei sindacati di categoria) e dove pare che le autorità cittadine non abbiano potere di infliggere giuste sanzioni o punizioni a coloro che non compiono il proprio dovere.

E’ di oggi la notizia che i sindacati dell’Atac sono in fibrillazione per le nuove regole sugli scioperi dei trasporti proposte dal garante. L’Authority però ha affermato che non arretrerà di un millimetro. Si vedrà.

Sempre oggi (giornata assai interessante questa) si è venuto a sapere che il Campidoglio, già con Marino, ha avuto la brillante idea di organizzare una serie di sedute per rilassare i  dipendenti comunali appesantiti da uno stress lavorativo “indicibile”; corsi di bioenergia sembrano essere la soluzione magnifica per migliorare il rendimento lavorativo.

Il 99% delle persone che hanno letto questa notizia sono scoppiate istantaneamente  in una sprezzante e amara risata poiché ogni cittadino che si reca ad uno sportello qualsiasi, sa perfettamente che il controllo della respirazione serve all’utente, soprattutto quando sono vuoti 6 sportelli su 10 o quando il dipendente si dedica a lunghe telefonate familiari sul posto di lavoro.

Fare di tutta l’erba un fascio non è certo opportuno e giusto, ma arrivare a sentirsi soddisfatti quando qualcuno ti presta attenzione non è normale. L’efficienza e il senso del lavoro quotidiani dovrebbero essere la normalità.

« Napule è ‘na carta sporca e nisciuno se ne ‘mporta e ognuno aspetta ‘a ciorta » così cantava Pino Daniele, così è Roma oggi.

I candidati e le diverse parti s’impegnano nelle imprese e nelle promesse più “scioccanti”, tipo pulire Roma, ma il coinvolgimento del pubblico sembra flebile, come se questa partita romana fosse una cosa che riguarda solo i politici. E i balletti tra le alleanze e i partiti sfaldati conferma più o meno quanto appena esposto.

Il Pd ha organizzato delle primarie piuttosto caricaturali e insignificanti visto che vige ancora l’idea che ci possa essere un candidato sostenuto dal cerchio magico del governo o dal segretario di partito.

Forza Italia non è stata da meno in fatto di show ma tutto il centro destra si è palesato per ciò che è: una miriade di partiti divisi da visioni di percorso e modus operandi diversi e uniti all’occorrenza non si sa bene da cosa.

Se a Roma qualcuno vuole vincere, lo faccia notare.

Tra manovre, mosse e annunci la candidatura di Bertolaso non poteva andare bene; ma come si può candidare una persona colpita da vicende giudiziare in una città a sua volta asfaltata da Mafia Capitale? Vige la presunzione di innocenza, non per Roma, certo, ma per l’ex della Protezione Civile, però è stata per forza una mossa che non poteva convincere.

Ma come non convince ora tutta l’attenzione posta su Marchini che a sua volta ha dichiarato che è un indipendente dai partiti e che non desiderava chi ha tradito la città.

Ma c’è poco da dire, la collusione tra criminalità e politica si è avuta anche sotto la giunta di Alemanno.

Il cammino in ordine sparso che ha caratterizzato l’inizio della campagna elettorale ha messo in mostra che non esiste più nel centro destra un unico “one man show” e a questo bisogna rassegnarsi, prenderne atto e procedere di conseguenza, col benestare o meno della Pascale e di Mariarosaria Rossi. E certo è che il ruolo che giocano diversi personaggi può creare forse giusti malumori tra i diversi esponenti del centro destra.

A Roma divisi si perde, ma in realtà si perde anche quando un partito è sfaldato.

Ora tutti puntano su Marchini (Alfano l’ha fatto subito), ma una persona non può scordare ciò che resta di Forza Italia e del centro destra tutto, oggi. Un puzzle, in effetti.

E se allora Berlusconi vuole togliere i voti del centro a Renzi, dando una connotazione moderata al suo partito, come si distingue quest’ultimo da NCD di Alfano? In cosa differiscono? Differiscono? Sono alleati? A livello nazionale?

Se la partenza è stata in ordine sparso, l’arrivo resta tale poiché non c’è un progetto comune, non c’è convergenza nella linea politica e su come prendere decisioni.

Se queste sono le premesse, il rischio è che a Giugno, tra il caldo, il mare e le urne, tanti decidano di disertare quest’ultime.

C’è da sperare nella pioggia; però piove sempre sul bagnato.

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