SHUTDOWN

E’ senza dubbio lo shutdown più lungo di sempre quello che sta tenendo gli americani incollati alla TV per sapere come andrà a finire la vicenda.
Oggi dopo un mese il Senato americano fa un primo passo verso la soluzione, il leader della maggioranza repubblicana Mitch McConnell e quello della minoranza democratica Chuck Schumer si sono accordati per portare al voto giovedì due diversi pacchetti che potrebbero portare alla riapertura del governo federale, almeno temporaneamente.
Prima di sapere le iniziative delle due opposizioni capiamo meglio cosa significhi “shutdown”.
In termini letterali vuol dire spegnimento, chiusura; in termini politici vuol dire, in questo caso, il blocco parziale delle attività federali per il mancato accordo sul bilancio.
e’ un braccio di ferro fra il presidente americano Donald Trump e i democratici.
Il primo ostinato nel rifiutare di firmare la legge di bilancio federale a meno che non contenga il finanziamento da 5,7 miliardi a quel muro al confine col Messico che fu una delle sue principali promesso durante la campagna elettorale.
Gli altri, che hanno appena preso possesso di un ramo del Congresso, per niente disposti a cedere.
Trump, quindi, ha chiuso un quarto delle agenzie federali, comprese quelle che gestiscono la sicurezza tranne il Pentagono poiché il bilancio è già stato approvato, puntando il dito verso i democratici e quindi accusandoli di non voler la sicurezza del Paese.
Tutto questo è già costato tantissimo, quasi quattro miliardi di dollari e causato la non retribuzione di 800 mila lavoratori, intanto Camera e Senato hanno approvato una legge che garantisce ai dipendenti federali la retribuzione retroattiva una volta terminata la chiusura.
Ritornando alle iniziative; Il primo, presentato dai repubblicani, consiste nel formalizzare la proposta enunciata sabato scorso in diretta tv dal presidente Donald Trump, ovvero dare tre anni di “respiro” ai Dreamers, i figli di clandestini portati in America da bambini per i quali Barack Obama aveva creato un percorso di regolarizzazione poi cancellato dal Presidente in carica, e ad altri immigrati a statuto speciale in cambio dei 5,7 miliardi di dollari per finanziare quel muro al confine col Messico.
Il secondo, presentato dai democratici, prevede invece la riapertura delle agenzie federali per appena due settimane, fino al prossimo 8 febbraio: il tempo quanto meno di pagare gli stipendi ai circa 800 mila lavoratori costretti a casa e ormai in bolletta, e placarne i malumori.
Chissà se giovedì si arriverà ad un accordo per far, almeno, respirare il Paese.

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