Siria: virtual ceasefire

Dal titolo pare si tratti di un gioco per Playstation. È la realtà

Scattato il cessate il fuoco, alla mezzanotte di venerdì 26 febbraio, le parti in causa hanno iniziato a violarlo. Con l’eccezione della Russia, che ha comunicato di aver bloccato tutte le operazioni in Siria, e formalmente degli Stati Uniti, che sono intervenuti contro l’Isis che però non ha aderito alla tregua così come non l’ha fatto l’affiliato siriano di al-Qaeda, il Fronte al-Nusra.

È un’ammissione di impotenza il commento del presidente americano Barack Obama, che ha spiegato di non farsi illusioni.

A ostentare soddisfazione invece il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, che in un colloquio telefonico con il leader dell’Alto comitato negoziale delle opposizioni siriane, l’ex premier Riad Hijab, si è rallegrato per i primi segnali nel complesso positivi che sono finora pervenuti dal terreno.

In generale il livello delle violenze nel Paese è fortemente diminuito, aprendo uno spiraglio di speranza per il riavvio dei negoziati tra governo e opposizioni previsto per il 7 marzo.

Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani, l’artiglieria turca ha bombardato le forze della milizia curda Ypg che combattono l’Isis nella provincia di Raqqa, in una regione verso il confine turco. I jihadisti a loro volta hanno lanciato un’offensiva contro la cittadina di Tal Abyad, a nord della città di Raqqa, che dall’estate scorsa è nelle mani delle mani dei curdi. A sostegno delle forze curde sono intervenuti gli aerei della coalizione internazionale a guida americana, che hanno effettuato una decina di raid aerei. Nell’attacco e negli scontri sul campo sono morti almeno 45 miliziani dell’Isis e una ventina di combattenti curdi, hanno aggiunto gli attivisti.

Mosca, invece, ha fatto sapere di aver fermato tutti i raid aerei nella “zona verde”, vale a dire quelle aree in cui unità armate che ci hanno inviato una richiesta di cessate il fuoco. Il ministero della Difesa ha riferito che gli Stati Uniti hanno inviato una lista con i nomi di 6.111 combattenti che hanno firmato l’accordo per la cessazione delle ostilità e con l’indicazione di 74 aree da non bombardare.

Da parte sua, il gruppo islamista ribelle Jaish al Islam afferma che elicotteri governativi hanno sganciato due “barili bomba” (ordigni imballati in contenitori di metallo) e lanciato colpi di mortaio sulle sue postazioni nei pressi di Damasco. Il Comitato supremo per i negoziati, la maggiore alleanza dell’opposizione siriana, in una nota, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di intervenire contro il regime di Assad che ha violato il cessate il fuoco. La televisione di Stato siriana ha risposto diffondendo la notizia che miliziani ribelli hanno violato la cessazione delle ostilità lanciando razzi su “aree residenziali” della capitale. Non è invece considerato una violazione della tregua lo scoppio di un’autobomba a Salamiya, nella provincia di Hama, che è stato rivendicato dai miliziani dell’Isis e secondo la televisione siriana ha provocato la morte di almeno due persone. L’esplosione è infatti avvenuta in una zona dove l’accordo sulla tregua non è previsto.

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