Stuprare la storia

Mercenari del nulla

L’ultima barbarie che ha indignato il mondo pochi giorni fa è stata quella compiuta da alcuni militanti dell’Isis il 26 Febbraio: la distruzione di alcune opere assire risalenti circa al VII secolo A.C. contenute nel museo di Mosul in Iraq.

La difficoltà che più s’incontra a commentare questo fatto scellerato può essere posta in una domanda: come è possibile che si siano lasciate fermentare condizioni che potevano poi portare a tutto ciò?

Sebbene quanto avvenuto pochi giorni fa non sia l’unico episodio di questo genere negli ultimi anni, dare una risposta non è semplice perché le circostanze si intrecciano con dinamiche geo-politiche alle quali è altrettanto complicato trovare spiegazioni.

Nella politica internazionale di questi tempi si è agito in maniera non del tutto cristallina; è noto che sono gli interessi economici e il controllo di aeree strategiche che spingono guerre e interventi militari, ma ciò che è stato deciso negli ultimi anni ci si sta ritorcendo contro, perciò non è chiaro il motivo per cui si sono appoggiati rivolgimenti laddove la destituzione di eventuali regimi ha poi significato per noi “Occidentali” perdita di controllo e sicurezza. Tutto il Medioriente è in un caos enorme e si sa e si sapeva quanto la relativa calma di quelle zone fosse fondamentale per noi.

Posto questo (il punto iniziale di ogni incomprensione), vengono poi spontanei per forza altri interrogativi: si può permettere che alcune centinaia di mercenari e barbari dalla Libia minaccino l’Italia? E’ credibile questo fatto? Anche a livello mediatico? E’ credibile che si siano finanziati, addestrati e armati dei presunti “ribelli” (così etichettati dalla propaganda Occidentale) per far cadere per procura dei poteri che di fatto comunque tenevano salde situazioni che altrimenti sarebbero state fuori controllo? E’ possibile che in Egitto la comunità internazionale abbia applaudito alla caduta di Mubarak esaltando l’elezione di Morsi, per ritrovarci poi di nuovo i militari al potere? E come può essere che si sia intervenuti in Libia, che ci si sia adoperati per l’eliminazione di Gheddafi, per poi tornare ad appoggiare un altro generale al fine di riportare un minimo di controllo nel paese e nell’intera regione più a sud, nel Sahel? Coloro che dall’altra parte del Mediterraneo minacciano noi, lo fanno per gran parte con le armi rubate agli arsenali di Gheddafi.

Con quali criteri razionali è possibile analizzare tutto questo?

Che poi è solo una parte della completa destabilizzazione del Middle Est. Cos’è questo Isis che si è lasciato crescere? Chi con una mano lo bombarda e con l’altra passa armi e soldi?

I fatti del 26 Febbraio s’inseriscono in questo panorama e vedere chiaramente le cose in questa nebbia fitta è complicato perché logica suggerisce che tutto doveva andare in maniera diversa.

Ragionevolmente non è credibile che si sia intervenuti in Iraq quando le armi chimiche di Saddam Hussein non esistevano e ora invece, si lascia che sia.

Con quali categorie andiamo a parlare dello scempio fatto al Ninevah Museum di Mosul? Quali armi possiamo contro il nulla? Quali strumenti si possono usare contro chi è paradossalmente senza lumi, senza origini, senza ragione e ragioni, senza rispetto, senza umanità, come senza Dio?

Ci si può confrontare con una macchina? Si può dialogare e dar credito ad un ammasso di rottami messi insieme in virtù dell’ignoranza?

Quale libro, quale opera, quale bellezza si può far valere su qualcosa che paradossalmente non esiste perché non ha storia? Essi distruggono perché non hanno nulla, nulla che appartenga loro, non hanno una coscienza, non hanno radici; chi fa parte dell’Isis non ha radici.

Nel passato, grandi spiriti cristiani, arabi, ebrei, filosofi e scienziati anche, si sono confrontati sui valori, sulle differenze e sulle origini comuni di ognuno; ognuno di noi sa quanto sia importante il proprio patrimonio culturale perché è l’espressione artistica di ciò che siamo stati, è la nostra ricchezza, è a volte la gloria di un tempo e la memoria di una grandezza spirituale che mai deve essere scordata perché spesso, esempio per il presente.

L’Islam ha avuto ed ha grandi pensatori, come il Cristianesimo, come l’Ebraismo

ma quei valori altissimi che la filosofia, la letteratura e l’arte possono esprimere, la testimonianza che dell’umanità essi danno, fanno parte del senso di civiltà che ogni popolo ha e deve avere.

Poiché in ultimo, i valori più importanti sono quelli civili, quelli che permettono che ognuno possa godere delle realizzazioni più elevate dell’umanità.

Il bene comune è anche questo, avere cura di ciò che testimonia i momenti più alti della storia.

Ci si indigna e ci si rattrista giustamente quando dei muri di Pompei cadono per incuria, per malaffare, per poca cura della cosa pubblica, perché ciò che cade è la nostra storia e se anche un solo mattone viene perso è un piccolo pezzetto di passato che se ne va, un patrimonio che si perde.

E quanto accaduto a Mosul Venerdì 26 Febbraio non può che generare reazioni uguali. Non c’è iconoclastia che tenga, non ci sono giustificazioni: “Distruggiamo statue in quanto idoli che la gente adorava invece di adorare Maometto. A ordinarcelo è stato lo stesso Profeta, i suoi seguaci fecero lo stesso quando conquistarono la città sotto il suo comando” hanno detto quei balordi che hanno portato a termine l’assurdità compiuta. Ma suonano false queste parole, poco credibili, da film perché ogni essere umano, ogni cittadino, ogni credente di qualsiasi religione si tratti è consapevole della ricchezza che un’opera d’arte rappresenta per tutti, altrimenti non esisterebbe in ultimo, neanche il turismo.

In realtà c’è un’unica spiegazione

distruggono perché non sono niente, né cittadini né credenti, non rappresentano niente, non hanno nulla e sono nati dal nulla.

Non hanno passato e non hanno futuro, hanno solo un presente perché qualcuno ancora permette loro di esistere e di agire. Sono polvere nel deserto.

E ciò non significa sottovalutare il problema, non affrontarlo, significa soltanto spogliarlo del messaggio mediatico attraverso cui passa per riportarlo alla realtà, semplicemente all’origine e su questa origine, la politica estera occidentale e quella dei paesi del Golfo hanno molto da spiegare.    

E’ davvero triste lo sfregio al museo di Ninevah a Mosul ma non vi è alcun modo, né categorie speculative, né libri per dire a quei mercenari che hanno sbagliato, semplicemente perché non conoscono civiltà. Non hanno né i mezzi né un patrimonio culturale per comprendere l’oltraggio che hanno compiuto: sono burattini molto pericolosi, sfuggiti al controllo.

   

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