Un errato sistema di leadership

Quella strada sterrata che va dal centro a destra

Domenica si sono tenute le elezioni amministrative in non pochi comuni d’Italia, in diversi tra questi si andrà al ballottaggio, ma la cosa certa è che non si doveva attendere questa tornata elettorale per evidenziare lo stato in cui versano le forze politiche italiane e in particolare il centro destra.

Altre volte abbiamo sottolineato che il nostro paese non era fatto, per motivi storici e culturali, per un assetto politico bipolare, infatti sia a destra che a sinistra abbiamo assistito a degli smottamenti che si assestavano o oltre la posizione di provenienza oppure più al centro.

Cosicché in Italia abbiamo una base di centro destra e centro sinistra e poi tanti e diversi pianeti che ruotano attorno a due poli diciamo, più importanti.

Dal centro verso destra qualcosa però decisamente non va da tempo.

La nostra non è una Nazione in cui gli scontri si radicalizzano, anche se a volte la stampa accentua accenni di prese di posizione, ma è uno stato il cui popolo è più che altro centrista.

Da qui l’esigenza di accaparrarsi i voti di quei cittadini che non sono né nettamente di sinistra, né di destra.

Al fine di rimarcare questa esigenza si ha nominalmente un centro sinistra e un centro destra, ma da quest’ultimo, a causa di una non condivisa gestione, per vari personalismi e interessi e infine, per divergenze nel trattare alcune problematiche nazionali, sono fuori usciti elementi che hanno frazionato l’offerta politica di quella parte che va dal centro a destra, dividendo eccezionalmente anche l’elettorato.

Uniti si vince si, ma è anche vero che né si può stare insieme per forza né lo si può fare sulla base di interessi e giochi individuali, né tanto meno è auspicabile e normale dividersi per divergenze di quest’ultimo tipo, in quanto l’interesse nazionale è più importante.

Però sia chiaro, per interesse nazionale s’intende l’interesse del popolo, l’interesse dei cittadini; ultimamente si ha la sensazione che quando si parla di tale interesse s’intendano quelle azioni che garantiscono ai parlamentari, alle forze politiche e ai candidati di mantenere o conquistare potere e avanzata territoriale.

Ecco, l’interesse nazionale che i partiti devono perseguire non è quest’ultimo.

Si deve vincere poiché ci sono delle idee e dei valori da portare avanti al fine di lavorare per l’Italia e per la comunità.

La politica deve essere fatta con approccio non personalistico.

Dunque partendo dal presupposto (forse non proprio così solamente soggettivo) che l’Italia non è un paese adatto al bipolarismo, le forze si devono alleare su dei programmi.

Il centro destra (ex area Polo delle Libertà, Forza Italia) ha da tempo un problema: la gestione della leadership.

I partiti personali non vanno bene e le primarie americane c’insegnano qualcosa, sono un esempio: c’è una casa madre che “sforna” delle personalità di spicco che si sfidano e uno ottiene la nomination. Coloro che non ce l’hanno fatta, sostengono il candidato numero uno.

Ma il Partito Repubblicano non è di una persona o di un’altra; le persone sono repubblicane e gli elettori scelgono.

Avrebbe senso un partito personale, autoreferenziale se esso fosse formato esclusivamente dal fondatore e da pochi discendenti; diversamente, il tempo lo spazza via.

Aldilà quindi dei vari accordi su Roma e le comunali della Capitale, dal centro destra non c’è stata offerta poiché non è stato permesso al suo interno un ricambio naturale degli attori alla guida della forza politica.

Un partito non può essere fatto e retto da un’unica persona, anche se ne è il fondatore.

Il Pd non sta meglio, ma in sé permette in un certo modo un’alternanza e una discussione sui temi, almeno apparentemente, perché dietro ai temi magari si celano correnti. Però ecco, il Partito Democratico è leggermente più fluido.

Mentre il centro destra, quel polo che dovrebbe essere liberale, è affossato sui personalismi in quanto vive di un sistema di leadership che non consente un minimo di ricambio.

Le primarie del Pd sono ridicole poiché in sé prevede che il primo ministro sia segretario del partito, quindi ogni candidato appoggiato dal capo del governo ha un’immagine più scontata e forte; in America è ben diverso, lo si è detto. Ma il centro destra, Forza Italia sta messa peggio in quanto è un partito basato sull’incoronamento del successore e questo non può esistere: la guerra tra individui allora diventa più forte di qualsiasi vero interesse nazionale.

Quando Forza Italia supererà tale nodo, allora i cittadini avvertiranno che si è tornati a parlare di problematiche che riguardano la vita quotidiana e si potrà essere nuovamente credibili e seri nello stringere alleanze e appoggi pre-elettorali.

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