UNA CITTA’ BLINDATA

In una città blindata dopo l’attentato di Westminster ed a rischio disordini a causa della presenza annunciata dei “black bloc”, si sono commemorati i 60 anni dei Trattati di Roma, primo mattone dell’Unione Europea. I ventisette leader dei paesi europei si sono ritrovati la mattina di sabato 25 marzo in Campidoglio per la commemorazione solenne dei Trattati ed in seguito si sono diretti al Quirinale dove sono stati ospiti del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Strettissima la sorveglianza da parte di oltre cinquemila uomini impiegati dalle forze dell’ordine, sia in Campidoglio che al Quirinale, impegnati con controlli meticolosi durante tutto il weekend. In campo anche gli “007” che hanno monitorato eventuali tentativi di infiltrazione da parte di terroristi ed hanno controllato costantemente social network e comunicazioni telefoniche per scongiurare qualsiasi rischio di attentato.

Non si sono fatte attendere le manifestazioni di protesta annunciate negli scorsi giorni contro il vertice europeo capitolino che, nelle intezioni dei ventisette paesi e per quello che è emerso finora dalla “bozza del documento finale”, si pone come obiettivo quello di portare negli anni a venire la sicurezza dell’indivisibilità conclamata dell’Europa, dell’Unione Europea e dell’euro.

I capi di stato hanno firmato la “Dichiarazione di Roma” davanti al documento originale dei Trattati siglato a Roma nel 1957. La Dichiarazione di Roma ribadisce le intenzioni dei ventisette leader di voler restituire slancio nei prossimi dieci anni al processo d’integrazione europea, anche ai Paesi che hanno mostrato di dover superare ancora qualche ostacolo. L’obiettivo comune è quello di creare un’Europa che sia in grado di continuare il proprio percorso di crescita a più velocità e di consolidare le cooperazioni tra stati come avvenuto per i trattati di Schengen.

Per conquistare di nuovo la fiducia dei cittadini europei e scongiurare il rischio di ulteriori divisioni create da continue manifestazioni populiste, alimentate anche dalla situazione politica di Russia e USA, rilanciare l’integrazione è diventata una necessità.

Nonostante la maratona politica sviluppatasi intorno all’incontro di Roma nelle scorse settimane, il documento è stato firmato da tutti i ventisette leader europei. Rientrati dunque i no della premier polacca Beata Szydlo e quello del primo ministro greco Alexis Tsipras, le cui preoccupazioni sembravano essere legate al negoziato per la nuova manovra prevista per il salvataggio di Atene.

Saranno in tutto quattro i punti fondamentali dai quali i ventisette leader europei proveranno a ripartire attraverso la Dichiarazione di Roma: sicurezza e migranti, Europa sociale, difesa comune e riforma dell’area euro.

Alla vigilia dell’incontro tenutosi in Campidoglio c’è stato un primo importante appuntamento in Vaticano con Papa Francesco cui hanno partecipato tutti i leader europei. “Non si pieghino ideali fondativi alle necessità economiche”, queste alcune delle parole espresse da Papa Bergoglio, il quale ha ammonito i paesi aderenti a difendersi dalle “spinte centrifughe” e dai muri: “La solidarietà è l’antidoto più efficace ai moderni populismi” ha detto, invitando a costruire “società autenticamente laiche”.

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