UNESCO come l’ONU

Tutto nelle mani del mondo arabo

A Parigi Mercoledì 21 Ottobre, Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno presentato all’Unesco a nome dell’ANP, una risoluzione in cui il Muro del Pianto o Muro Occidentale veniva dichiarato parte della Moschea di al-Aqsa.

Il tutto mentre a Gerusalemme e non solo, cittadini, uomini, donne palestinesi e israeliani si immolano ognuno per la propria causa.

La risoluzione non è passata; fosse accaduto il contrario, chissà quale ira di Dio si sarebbe scatenata, sì perché la religione ancora può diventare un pretesto o una questione di Stato, soprattutto se alcune Nazioni mettono altra carne sul fuoco, per altro, in un organismo internazionale.

E’ un fatto che sia gli Ebrei che i Musulmani pregano da migliaia di anni in quei luoghi sacri; è noto che anche per i Cristiani quello è un posto importante; la città di Gerusalemme è una città spiritualmente e storicamente grandiosa ma peccato che questa ricchezza non sia considerata tale per tutta l’umanità ed è molto fastidioso come si voglia far leva su argomenti tanto delicati per dividere e non per unire.

La bellezza armonizza, non separa.

Il Primo Tempio o Tempio di Salomone fu costruito secondo la Bibbia, dal Re Salomone nel X sec. A.C. e venne raso al suolo da Nabucodonosor. L’imperatore Tito distrusse il Secondo Tempio di JHWH (Jahvè)nel 70 D.C e il Muro Occidentale (che era di contenimento), detto comunemente del Pianto, è ciò che resta oggi di quel luogo tanto sacro agli ebrei.

Per i Musulmani invece il Monte del Tempio è sacro perché secondo la tradizione, il profeta Maometto venne assunto in cielo dalla roccia situata in cima al monte.

Per i Cristiani è un punto di riferimento per le numerose visite che Gesù fece nel Tempio, dove ebbe dispute con i sacerdoti e dove si svolsero altri episodi della sua vita.

Con la Guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele ingloba la parte araba di Gerusalemme compresa la spianata del Tempio e dunque il controllo della Moschea di al-Aqsa viene affidato dai vincitori, alla Fondazione Islamica dei Waqf cui è stata garantita piena indipendenza nei confronti del governo israeliano, ma per motivi di sicurezza, ha diritto di accesso al luogo santo.

Tutta questa zona più che un luogo di incontro di diverse spiritualità, è purtroppo però una miccia per nuovi scontri.

Il problema è chiaro, le provocazioni non favoriscono la pace, ma finché ci sono posti dove la religione non appartiene del tutto alla sfera privata del cittadino, essa potrà essere mezzo di manipolazione per i popoli, per le persone.

Interessante infatti la manovra dell’Egitto in questa situazione poiché in patria Al Sisi sta combattendo per stabilire il primato dello Stato sull’ondata della passata vittoria dei Fratelli Musulmani e sta cercando di difendere la nazione dagli attacchi terroristici dell’Isis. I confini dell’Egitto sono assolutamente permeabili e il caos della Libia è a due passi.

Poi l’ Algeria confina col Mali e è noto quanto lì la minaccia terroristica jihadista sia reale e continua. Il Marocco è stato sede del tentativo guidato da Bernardino Leòn di conciliare il governo di Tobruck e di Tripoli e il Kuwait non tanti mesi fa, in contemporanea con la Tunisia è stata oggetto di un clamoroso attentato ai danni degli sciiti.

Dunque, ognuno di questi paesi sa quanto le questioni religiose in Medioriente siano capaci di incendiare gli animi e non solo, ma poi all’Unesco vanno a presentare una mozione che accentua lo scontro e l’attrito già in atto.

E’ curioso notare come i paesi dell’aerea occidentale e del Golfo Persico, più la Russia (seppur questa significativamente in minor parte e in maniera diversa) muovano guerre per procura nella zona del Grande Medioriente e come gli stati nord africani non si facciano mancare occasione per fomentare la discordia al di fuori dei proprio confini, tra palestinesi e israeliani.

Ci sono zone che sembra proprio non possano vivere in sicurezza, poiché l’insicurezza alimenta interessi più grandi.

La speranza è che l’Unesco continui a lavorare adempiendo all’incarico per cui è nata senza cedere a particolarismi, sebbene comunque l’Onu non abbia voluto fare niente per proteggere quei siti archeologici di enorme importanza caduti nelle mani dei mercenari dell’Isis.

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